La strada che costeggia la Chiesa di San Bartolomeo conduce verso la profondità della cava omonima sul cui lato sinistro si aprono un centinaio di grotte, abitate sin dai tempi più remoti. E’ un insediamento trogloditico, nei secoli dimora delle classi più povere e disagiate del paese. Erano grotte trasformate in case, distribuite quasi a gironi dall’alto in basso, senza un ordine prestabilito. L’esposizione verso sud e la particolarità della roccia ha permesso l’intervento dell’uomo, al punto da ricavarne ambienti a più stanze e a diversi piani. Sono state abitate fino agli anni ’50 del secolo scorso, e la loro esistenza fu oggetto

di attenzioni e denunce nel Paese e in Parlamento, quando ne parlarono Carlo Levi, Renato Guttuso, Pier Paolo Pasolini e altri intellettuali del tempo. Oggi c’è un progetto di recupero che tenta di restituire alla fruizione turistica e culturale l’intero quartiere, quasi un museo etnografico all’aperto, un bene della memoria collettiva.

Chiafura si può percorrere dal basso verso l’alto, per arrivare al Colle San Matteo e alla Chiesa omonima, o viceversa. Vi si può entrare dalla parte sinistra della Chiesa di San Bartolomeo o dalla stradina che porta verso l’uscita del paese, dietro San Bartolomeo. Sul percorso la “Grotta di don Carmelo”, che raccoglie arredi, oggetti, utensili della civiltà contadina.